Guida al Regime Semplificato 2026

Come funziona la tassazione per liberi professionisti e ditte individuali

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Cos'è il regime semplificato

Il regime di contabilità semplificata è il regime contabile ordinario previsto per i liberi professionisti, le ditte individuali e le società di persone che non superano determinate soglie di ricavi annui. A differenza del regime forfettario — che applica un'imposta sostitutiva piatta del 15% — nel regime semplificato il reddito viene tassato con le ordinarie aliquote IRPEF progressive, applicate per scaglioni.

Questo regime è detto "semplificato" non perché le tasse siano ridotte, ma perché semplifica gli adempimenti contabili: non è richiesta la tenuta del libro giornale né del libro degli inventari, ed è sufficiente la registrazione cronologica dei ricavi e delle spese in appositi registri IVA.

Chi può accedervi: possono adottare la contabilità semplificata le persone fisiche che esercitano arti o professioni e le imprese individuali/società di persone i cui ricavi nell'anno precedente non abbiano superato 400.000 euro (per prestazioni di servizi) o 700.000 euro (per cessioni di beni). Superando tali soglie si passa obbligatoriamente alla contabilità ordinaria.

Come si calcola il reddito imponibile

Nel regime semplificato, il reddito imponibile si determina secondo il principio di cassa: contano i compensi effettivamente incassati e le spese effettivamente pagate nell'anno, indipendentemente dalla data di emissione della fattura.

La formula di base è:

Reddito imponibile = Ricavi incassati − Costi deducibili − Contributi INPS versati

I costi deducibili comprendono tutte le spese sostenute nell'esercizio dell'attività: affitto dello studio, utenze, cancelleria, software, hardware (tramite ammortamento), formazione professionale, quote associative, assicurazioni professionali, spese auto (nel limite del 20% o 80% per gli agenti), spese per il telefono (80% deducibile) e così via.

I contributi previdenziali INPS

Prima di calcolare l'IRPEF, dal reddito si sottraggono i contributi previdenziali, che variano in base alla propria categoria professionale.

CategoriaAliquota 2026Note
Gestione Separata INPS 26,07% Professionisti senza cassa privata (es. consulenti, freelance IT, grafici)
Commercianti 24,48% Contributo minimo su reddito di 18.808 €: ~4.612 €
Artigiani 24,00% Contributo minimo su reddito di 18.808 €: ~4.521 €
Cassa professionale privata Variabile Es. Inarcassa ~15,5%, Enpam ~19,5%, Cassa Forense ~15%

Per artigiani e commercianti è previsto un contributo minimo fisso calcolato sul reddito minimale (18.808 € nel 2026), indipendentemente dal reddito effettivamente prodotto. Anche se guadagni meno, devi comunque versare questo importo minimo.

I contributi INPS versati nell'anno sono integralmente deducibili dal reddito complessivo e riducono quindi la base imponibile IRPEF.

L'IRPEF 2026: scaglioni e aliquote

Dopo aver sottratto i contributi INPS, si ottiene la base imponibile IRPEF. Su questa si applicano le aliquote per scaglioni, aggiornate dalla Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025):

Scaglione di redditoAliquota IRPEF 2026Imposta sullo scaglione
Da 0 a 28.000 € 23% Fino a 6.440 €
Da 28.001 a 50.000 € 33% (ridotta dal 35% nel 2025) Fino a 7.260 € su questo scaglione
Oltre 50.000 € 43% 43% sulla parte eccedente

La novità più rilevante del 2026 è la riduzione di 2 punti percentuali del secondo scaglione (dal 35% al 33%), che genera un risparmio massimo di 440 euro annui per chi ha un imponibile superiore a 50.000 euro.

La detrazione per lavoro autonomo

Dall'IRPEF lorda si sottrae la detrazione per lavoro autonomo (art. 13 TUIR), che riduce concretamente l'imposta dovuta. L'importo dipende dal reddito complessivo:

Per redditi bassi (sotto i 15.000 euro circa) questa detrazione può quasi annullare l'IRPEF lorda, rendendo il carico fiscale effettivo molto più basso dell'aliquota nominale del 23%.

Le addizionali regionali e comunali

Oltre all'IRPEF nazionale, si devono calcolare le addizionali all'IRPEF dovute a regione e comune di residenza. Queste variano significativamente da territorio a territorio:

Le addizionali si calcolano sullo stesso imponibile IRPEF (reddito al netto dei contributi INPS). Per conoscere le aliquote precise del proprio territorio, è possibile consultare il sito del Dipartimento delle Finanze.

Cosa si può dedurre nel regime semplificato

Il regime semplificato consente di dedurre tutte le spese inerenti l'attività, purché documentate da fattura o ricevuta fiscale. Le principali categorie di costi deducibili sono:

Importante: per poter dedurre una spesa, è necessario che esista un collegamento funzionale con l'attività professionale. Le spese private — anche solo parzialmente — devono essere documentate e la quota privata non può essere dedotta.

Le scadenze fiscali: acconti e saldi

Il calendario fiscale per il regime semplificato ruota attorno a tre appuntamenti principali dell'anno:

  1. Giugno (entro il 30): versamento del saldo IRPEF dell'anno precedente e del primo acconto IRPEF dell'anno in corso (40% del totale stimato). Contestualmente si versano i contributi INPS a saldo e il primo acconto INPS.
  2. Luglio (entro il 31): stessa scadenza di giugno ma con una maggiorazione dello 0,40% per chi vuole differire il pagamento di un mese.
  3. Novembre (entro il 30): versamento del secondo acconto IRPEF (60% del totale stimato) e del secondo acconto INPS.

Gli acconti possono essere calcolati con il metodo storico (100% dell'imposta dell'anno precedente) o con il metodo previsionale (stima dell'imposta dell'anno in corso, se si prevede un reddito inferiore). Scegliere il metodo sbagliato espone a sanzioni: se si versa meno del dovuto con il metodo previsionale, si pagano interessi e sanzioni sulla differenza.

Come calcolare il netto spendibile

Il netto reale spendibile è la somma che rimane dopo aver pagato tutti gli oneri fiscali e previdenziali. Ecco il flusso completo di calcolo:

  1. Parti dal fatturato incassato (al netto dell'IVA, che è una partita di giro)
  2. Sottrai i costi deducibili → ottieni l'utile lordo
  3. Calcola i contributi INPS sull'utile lordo → ottieni la base imponibile IRPEF
  4. Applica gli scaglioni IRPEF e sottrai la detrazione per lavoro autonomo
  5. Aggiungi le addizionali regionali e comunali
  6. Somma INPS + IRPEF netta + addizionali = totale da accantonare per le tasse
  7. Fatturato − costi − tasse totali = netto spendibile

Un professionista con 40.000 € di fatturato e 5.000 € di costi, in Gestione Separata, può aspettarsi un'aliquota effettiva complessiva (INPS + IRPEF + addizionali) intorno al 38–42% del fatturato lordo, con un netto spendibile di circa 22.000–24.000 €. Il nostro calcolatore permette di ottenere la stima precisa inserendo i propri dati.

Regime semplificato vs regime forfettario

La scelta tra i due regimi dipende dalla propria situazione specifica. Ecco un confronto sintetico:

CaratteristicaRegime forfettarioRegime semplificato
Limite di ricavi85.000 € annui400.000 € (servizi) / 700.000 € (beni)
Tassazione15% flat (5% primi 5 anni)IRPEF progressiva 23–43%
IVANon applicata, non detraibileApplicata e detraibile sugli acquisti
Deduzioni spese realiNo (coefficiente forfettario)Sì, spese reali documentate
ContabilitàMinimaRegistri IVA + scritture semplificate

In linea generale, il forfettario conviene per chi ha pochi costi deducibili e un fatturato contenuto. Il semplificato diventa più vantaggioso quando i costi reali sono elevati (es. affitto studio, collaboratori, attrezzature costose) o quando il reddito supera i limiti del forfettario. In ogni caso, è sempre consigliabile simulare entrambi gli scenari con il proprio commercialista prima di scegliere.

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Avviso: Le informazioni contenute in questa guida hanno scopo puramente informativo e sono aggiornate a febbraio 2026. Non sostituiscono il parere di un commercialista o consulente fiscale abilitato. Prima di prendere decisioni fiscali, consulta sempre il tuo professionista di fiducia.