Domande frequenti sul Regime Semplificato

Risposte chiare ai dubbi più comuni su tasse, INPS, deduzioni e scadenze 2026

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Cos'è e chi può usarlo

Che cos'è il regime semplificato?

Il regime di contabilità semplificata è il regime fiscale ordinario destinato a liberi professionisti, ditte individuali e società di persone che non superano determinate soglie di ricavi. Non va confuso con il regime forfettario: nel semplificato si pagano le normali aliquote IRPEF progressive (23–43%), si applica l'IVA sulle fatture e si possono dedurre i costi reali sostenuti nell'attività.

Il termine "semplificato" si riferisce agli adempimenti contabili, non al carico fiscale: è sufficiente tenere i registri IVA e non è richiesta la contabilità ordinaria (libro giornale, inventari).

Qual è la differenza tra regime forfettario e regime semplificato?

Le differenze principali sono:

  • Tassazione: il forfettario applica un'imposta sostitutiva piatta del 15% (5% per i primi 5 anni); il semplificato usa l'IRPEF progressiva (23–43%).
  • IVA: nel forfettario non si applica l'IVA sulle fatture e non è detraibile sugli acquisti; nel semplificato sì.
  • Deduzioni: il forfettario usa un coefficiente di redditività forfettario senza tener conto dei costi reali; il semplificato deduce i costi effettivi documentati.
  • Limiti di ricavi: il forfettario è riservato a chi non supera 85.000 €; il semplificato arriva fino a 400.000 € (servizi) o 700.000 € (beni).

Il semplificato conviene quando i costi reali sono elevati o quando il fatturato supera i limiti del forfettario.

Chi può adottare il regime semplificato?

Possono adottare la contabilità semplificata:

  • Persone fisiche che esercitano arti o professioni (liberi professionisti, consulenti, artigiani...)
  • Imprenditori individuali (ditte individuali)
  • Società di persone (SNC, SAS)

Il limite di ricavi dell'anno precedente è:

  • 400.000 € per le attività di prestazione di servizi
  • 700.000 € per le attività di cessione di beni

Al superamento di queste soglie si passa obbligatoriamente alla contabilità ordinaria. Chi inizia l'attività può scegliere il regime semplificato fin dall'inizio, salvo opzione per l'ordinario.

IRPEF e calcolo delle tasse

Come funzionano gli scaglioni IRPEF 2026?

L'IRPEF si calcola applicando aliquote crescenti a scaglioni di reddito, non all'intero reddito. La novità 2026 è la riduzione del secondo scaglione dal 35% al 33%:

  • Da 0 a 28.000 €: 23%
  • Da 28.001 a 50.000 €: 33% (era 35% nel 2025)
  • Oltre 50.000 €: 43%
Esempio: con un imponibile IRPEF di 35.000 €, paghi: 28.000 × 23% = 6.440 € + 7.000 × 33% = 2.310 €. Totale IRPEF lorda: 8.750 € (prima della detrazione per lavoro autonomo).
Cos'è la detrazione per lavoro autonomo e come si calcola?

La detrazione per lavoro autonomo (art. 13 TUIR) riduce l'IRPEF lorda calcolata sugli scaglioni. L'importo dipende dal reddito complessivo:

  • Fino a 5.500 €: detrazione fissa di 1.265 €
  • Da 5.501 a 28.000 €: tra 500 e 1.265 € (formula: 500 + (28.000 − RC) / 22.500 × 765)
  • Da 28.001 a 50.000 €: tra 0 e 500 € (formula: 500 × (50.000 − RC) / 22.000)
  • Oltre 50.000 €: zero

Questa detrazione può ridurre significativamente il carico fiscale, soprattutto per redditi bassi. Per redditi intorno a 15.000 € la detrazione può quasi azzerare l'IRPEF lorda.

Come si calcola la base imponibile IRPEF nel regime semplificato?

La base imponibile IRPEF si calcola così:

  1. Fatturato incassato nell'anno (senza IVA)
  2. − Costi deducibili documentati
  3. = Utile lordo (o reddito d'impresa/professionale)
  4. − Contributi INPS/cassa privata versati nell'anno
  5. = Base imponibile IRPEF

Su questa base si applicano gli scaglioni IRPEF, poi si sottrae la detrazione per lavoro autonomo per ottenere l'IRPEF netta da versare.

Contributi INPS

Quanto si paga di INPS nel regime semplificato nel 2026?

Dipende dalla categoria previdenziale:

  • Gestione Separata: 26,07% del reddito netto (professionisti senza cassa privata: consulenti, informatici, grafici, traduttori...)
  • Commercianti: 24,48% con contributo minimo di ~4.612 € (calcolato sul reddito minimale di 18.808 €)
  • Artigiani: 24,00% con contributo minimo di ~4.521 €
  • Casse private: aliquota variabile (es. Inarcassa ~15,5%, Enpam ~19,5%)

I contributi INPS sono interamente deducibili dal reddito complessivo e riducono la base imponibile IRPEF.

Cos'è il contributo minimo INPS per artigiani e commercianti?

Artigiani e commercianti sono tenuti a versare un contributo minimo fisso indipendentemente dal reddito effettivo. Nel 2026 questo contributo è calcolato sul reddito minimale di 18.808 €:

  • Commercianti: ~4.612 € annui (18.808 × 24,48%)
  • Artigiani: ~4.521 € annui (18.808 × 24,00%)

Anche se nell'anno produci un reddito inferiore al minimale (o addirittura zero), devi comunque versare questi importi. Per redditi superiori al minimale, si aggiunge la quota variabile sull'eccedenza.

Deduzioni e ammortamenti

Quali spese si possono dedurre nel regime semplificato?

Si possono dedurre tutte le spese inerenti all'attività documentate da fattura o ricevuta:

  • Affitto ufficio/studio e relative utenze
  • Attrezzature, hardware, software (tramite ammortamento)
  • Telefono e connettività (80% deducibile)
  • Automobile (20% delle spese, max 18.076 € di valore ammortizzabile)
  • Formazione professionale (corsi, libri, convegni)
  • Assicurazione professionale
  • Contributi INPS e cassa professionale (100% deducibili)
  • Spese bancarie del conto professionale
  • Quote associative e iscrizioni ad albi

A differenza del forfettario, non si applica nessun limite forfettario: si deduce quello che si spende effettivamente, purché documentato.

Come funziona l'ammortamento dei beni strumentali?

I beni strumentali di valore superiore a 516,46 € non si deducono interamente nell'anno di acquisto, ma si ammortizzano in più anni secondo coefficienti stabiliti per legge. Le principali aliquote sono:

  • Computer e hardware: 20% annuo (5 anni)
  • Software: 33,33% annuo (3 anni)
  • Mobili e arredi ufficio: 12% annuo (~8 anni)
  • Automobile: 25% annuo (max 18.076 € deducibili)
  • Telefono/cellulare: 20% annuo (5 anni)

Importante: al primo anno di acquisizione l'aliquota è dimezzata per legge (art. 102 c. 2 TUIR). I beni sotto 516,46 € si deducono integralmente nell'anno di acquisto.

Esempio: acquisti un laptop a 1.500 €. Primo anno: 1.500 × 10% = 150 €. Anni 2–5: 1.500 × 20% = 300 € per anno. Deduzione totale in 5 anni: 1.350 € (quota di uso professionale al 100%).

IVA e addizionali

Devo applicare l'IVA nel regime semplificato?

Sì. Nel regime semplificato si applica l'IVA sulle fatture emesse ai clienti e si ha diritto alla detrazione dell'IVA sugli acquisti professionali. Questo a differenza del regime forfettario, dove l'IVA non viene applicata.

L'IVA è una partita di giro: non è reddito tuo. Incassi l'IVA dai clienti, la versi allo Stato al netto dell'IVA pagata sugli acquisti. Le liquidazioni si effettuano trimestralmente (entro il 16 del secondo mese successivo al trimestre) o mensilmente, a seconda del regime scelto.

Il vantaggio del semplificato rispetto al forfettario è che puoi recuperare l'IVA sulle spese professionali elevate (es. attrezzature, software, affitto con IVA).

Cosa sono le addizionali regionali e comunali?

Sono imposte aggiuntive all'IRPEF, dovute rispettivamente alla regione e al comune di residenza. Si calcolano sulla stessa base imponibile IRPEF:

  • Addizionale regionale: varia dall'1,23% al 3,33% secondo la regione. Media nazionale: ~1,73%.
  • Addizionale comunale: varia da 0 a 0,80% secondo il comune. Media nazionale: ~0,50%.

Le addizionali si pagano l'anno successivo (saldo) contestualmente all'IRPEF, con possibilità di rateizzazione. Per le regioni con addizionale più alta (come Lazio, Campania) il peso può essere significativo. Consulta il Dipartimento delle Finanze per i valori precisi del tuo territorio.

Scadenze e pagamenti

Quando si pagano le tasse nel regime semplificato?

Le scadenze principali sono tre:

  • 30 giugno: saldo IRPEF e addizionali dell'anno precedente + primo acconto IRPEF (40%) + saldo e primo acconto INPS
  • 31 luglio: stesso versamento di giugno ma con maggiorazione dello 0,40% per chi preferisce pagare in estate
  • 30 novembre: secondo acconto IRPEF (60%) + secondo acconto INPS

Il saldo e il primo acconto di giugno possono essere rateizzati (da luglio a novembre) con una piccola maggiorazione mensile dello 0,33%.

Come funzionano gli acconti IRPEF?

Gli acconti sono anticipi sull'IRPEF dell'anno in corso. Si calcolano con due metodi:

  • Metodo storico: si versa il 100% dell'IRPEF pagata l'anno precedente (più sicuro, non espone a sanzioni)
  • Metodo previsionale: si stima l'IRPEF dell'anno in corso e si versano il 40% (primo acconto) e il 60% (secondo acconto). Conveniente se il reddito scende, ma rischioso: se si versa meno del dovuto si pagano interessi e sanzioni del 30% sulla differenza.

Gli acconti sono dovuti solo se l'IRPEF dell'anno precedente supera 51,65 €. Se l'IRPEF dovuta è superiore a 257,52 €, è obbligatorio versare entrambe le rate; sotto questa soglia si versa solo il secondo acconto in un'unica soluzione a novembre.

Netto e convenienza

Quanto rimane in tasca con il regime semplificato?

Dipende da fatturato, costi, categoria INPS e regione. Come riferimento indicativo per un professionista in Gestione Separata senza grandi costi:

  • Fatturato 20.000 €: netto circa 12.000–13.500 € (aliquota effettiva ~30–35%)
  • Fatturato 40.000 €: netto circa 22.000–24.000 € (aliquota effettiva ~38–42%)
  • Fatturato 60.000 €: netto circa 30.000–33.000 € (aliquota effettiva ~43–48%)

Con costi deducibili elevati il netto aumenta sensibilmente. Il calcolatore di questa pagina permette di ottenere la stima precisa inserendo i propri dati reali.

Conviene passare dal forfettario al regime semplificato?

Dipende dalla propria situazione. Il passaggio al semplificato conviene quando:

  • Il fatturato supera i 85.000 € (limite del forfettario)
  • Si hanno costi reali elevati che nel forfettario non si possono dedurre (es. affitto studio, collaboratori, attrezzature costose)
  • Si vuole recuperare l'IVA su acquisti significativi
  • Si ha un reddito basso e la detrazione per lavoro autonomo riduce drasticamente l'IRPEF

In generale, per fatturati sotto i 30.000–35.000 € e pochi costi il forfettario resta conveniente. Per fatturati più alti o con strutture di costo importanti, il semplificato può risultare più vantaggioso. Si consiglia sempre di simulare entrambi gli scenari con il proprio commercialista.

Cosa succede se supero i limiti del regime semplificato?

Se nell'anno i ricavi superano 400.000 € (servizi) o 700.000 € (beni), nell'anno successivo si è obbligati a passare alla contabilità ordinaria. Questo comporta:

  • Tenuta del libro giornale, libro degli inventari e registro dei cespiti
  • Applicazione del principio di competenza (anziché di cassa) per la determinazione del reddito
  • Maggiori adempimenti contabili e costi di gestione più elevati

Se nell'anno corrente i ricavi tornano sotto soglia, si può nuovamente adottare la contabilità semplificata dall'anno successivo. In ogni caso, le aliquote fiscali (IRPEF, INPS, addizionali) rimangono le stesse della contabilità semplificata.

Devo tenere una contabilità nel regime semplificato?

Sì, ma è semplificata rispetto alla contabilità ordinaria. Gli obblighi principali sono:

  • Registro IVA acquisti e registro IVA vendite: obbligatori per la liquidazione periodica dell'IVA
  • Registro cronologico degli incassi e pagamenti (o in alternativa i registri IVA integrati)
  • Conservazione di tutte le fatture emesse e ricevute per almeno 10 anni
  • Presentazione della dichiarazione dei redditi (modello Redditi PF) e della dichiarazione IVA annuale

Non sono richiesti il libro giornale, il libro degli inventari né la redazione del bilancio, che invece sono obbligatori nella contabilità ordinaria.

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